Case a prima vista (parte 1)

Premessa per i lettori: quando ho iniziato a scrivere questo post, ormai quasi sette mesi fa (!!!), mi sono resa conto che stava diventando lunghissimo, quindi ho deciso di dividerlo in più parti, che verranno pubblicate solo a partire da oggi, a cose già fatte e concluse.

Ho deciso di raccontare la ricerca della nostra futura casa, quella che sarà nostra al 100% (ma anche un po’ della banca 😵‍💫), perché mi sono accorta di due cose:

  1. “Cercare e comprare casa” ci ha buttati dentro un universo parallelo con personaggi tutti suoi;
  2. Stavamo assistendo a cose fuori da ogni logica, che dovevo e volevo documentare per la me del futuro.

Mettetevi comodi. Iniziamo.

*****

Spinti dal fatto che A. ha cambiato lavoro e adesso deve stare nel traffico cittadino 30/40 minuti all’andata e al ritorno ogni giorno, abbiamo iniziato a cercare una casa più vicina al suo ufficio.

In realtà, la ricerca non è iniziata subito: prima l’abbiamo pensato, poi detto a voce alta tra di noi, poi l’abbiamo detto ad altri e poi abbiamo iniziato a vedere altri amici intorno a noi comprare casa.

Ed eccoci qui, una sera di fine agosto, dopo cena, sul divano, a scaricare due delle app più famose e scorrere annunci di case in vendita quasi per gioco.

Una volta stabiliti il budget a nostra disposizione, la zona in cui cercare e gli spazi che ci sarebbe piaciuto avere nell’appartamento, ci siamo resi subito conto che non sarebbe stata una ricerca facile.

Allego infografica di spiegazione:

(i disegnetti che faccio mentre dovrei concentrarmi su altre cose)

Caso 1: se il budget e la zona vanno bene, guardando le foto dell’appartamento, si inizia a sentire in sottofondo quella canzone che fa “Era una casa molto carina, senza soffitto, senza cucina, non si poteva entrarci dentro, perché non c’era il pavimento” e spesso poi non manca solo il pavimento.

Caso 2: se il budget e le condizioni interne vanno bene, il nostro dialogo continua così:

“Siamo sicuri che questa via sia ancora a Torino?”

“Non so, mi sembra di intravedere un casello su Google Maps”.

Caso 3: se la zona e le condizioni interne della casa vanno bene, ci serve una vincita al Superenalotto o un’eredità di qualche zio d’America, ma pensa e ripensa, ci rendiamo conto di non avere zii in America.

Anche perché l’avremmo già invitato qualche anno fa al matrimonio.

Quando invece i pianeti si allineano e la zona, il budget e le condizioni interne rispecchiano ciò che stiamo cercando, richiediamo subito una visita dal vivo per capire dov’è la fregatura.

Guardare le foto degli annunci, all’inizio è divertente: vedi dentro le case degli altri, commenti le scelte di arredamento e ti ritrovi a spostare porte e abbattere muri con molta facilità e nessun costo. Tutti architetti con le case degli altri.

Quando poi le case le vedi dal vivo, il divertimento finisce e inizi a notare sempre più spesso che le foto sono fatte in modo “tattico”, sia per nascondere le magagne della casa, sia perché nove volte su dieci sono ritoccate e allargate, per far sembrare una stanzetta molto più ampia di quanto sia realmente.

Mai fidarsi poi delle descrizioni.

Io penso da sempre che la scelta delle parole da usare sia molto importante (e infatti leggo di tutto, rimugino e spulcio qualsiasi testo, manuale di istruzioni, descrizione di prodotto da comprare, condizioni di acquisto ecc., deformazione dovuta ai miei studi da linguista, che almeno su questo tornano sempre utili 😅), quindi per ogni descrizione che incontro, svolgo un’analisi approfondita.

Un paio di esempi livello basic:

  • Stabile signorile” significa “senza ascensore”.
  • Se c’è scritto “un bagno”, non è detto che ci sia una finestra. Perché dove c’è, viene subito dichiarato come un plus, “un bagno finestrato”, quando a me la finestra in bagno sembra un requisito basilare, ma vabbè.

Lascio qui altre particolarità che abbiamo notato nelle varie foto e visite e, anche se non sembra, vi giuro che è tutto vero!

Almeno tra qualche anno, rileggendole, mi farò due risate, come d’altronde accade già adesso, dopo che finiamo ogni visita.

  • Montagne di biancheria, vestiti, piatti, lenzuola, scatole, mobili, cianfrusaglie, tutto sparso qua e là per la casa: il disordine regna sempre sovrano.
  • Mobili vecchi, nelle due accezioni del termine: mobili “di recupero”, accrocchiati per farne dei piccoli mobili-Frankenstein o “vecchi” nel senso del materiale: quel legno pieno, scuro e massiccio, che richiama subito alla memoria le case dei nostri genitori o nonni, dove i mobili quelli erano e quelli dovevano rimanere per molti anni a seguire.
  • Pareti colorate, che manco i Power Rangers avevano tutta questa varietà di colori a disposizione per le loro tute: celeste, blu elettrico, verde, giallo, arancione, nero, effetto marmorizzato, rosso, viola, con i glitter. Le rare volte in cui vediamo una parete bianca o grigio chiaro è quasi commovente. 
  • Crocifissi, Madonne e quadretti di angeli appesi alle pareti, sulle testate dei letti, poggiati sui comodini o all’ingresso, meglio ancora se almeno uno in ogni stanza.
  • Organizzazione fantasiosa degli spazi: la cucina minuscola diventa un cucinotto o una cucinotta (ma non Maria Grazia… Ok, questa è pessima, andate oltre). La lavatrice non ci sta? Mettiamola ai piedi del letto, così ci fa anche da mobile per la TV. “Ma và, ma mica ti serve la finestra in bagno”, però poi chiedi “Scusi, ma… cos’è quella luce lì in basso, vicino al pavimento?” e ti senti rispondere “Ah sì, quello è un buco nel muro, l’abbiamo lasciato per arieggiare meglio”. Aaahh. Ok…
  • Il 95% dei palazzi di Torino ha dei gradini prima di arrivare all’ascensore, in una serie che va da un minimo di tre gradini ad almeno dieci. E per chi viaggia con i valigioni porta cadavere tipo noi tipo me, alla fine si possono considerare come una palestra a costo zero. I gradini sono ovviamente ricoperti dalla moquette e quanto ci tengono i condomini a questa moquette lo scopriremo molto, molto più avanti.
  • L’ascensore spesso è vecchio, ma dire “vecchio” è volergli bene. Fai per entrare e ti becchi la porta esterna, che a volte è proprio una porta, tipo una porta di casa vostra, in legno, con la maniglia. E poi ci sono le porte interne, che si aprono e si chiudono a mano (e tanti auguri se qualcuno le lascia aperte al piano, perché l’ascensore lo potrai chiamare quanto vuoi, ma non arriverà mai).
  • Svariati Bimby sui piani delle cucine. Qui il pensiero è subito Vade Retro Satana!, perché a noi piace molto cucinare, ma capisco anche l’esigenza di non voler sclerare cucinare in un cucinotto di un metro quadrato, dove non hai neanche lo spazio per muoverti e girarti. Figuriamoci stare a cucinarci in due, come accade spesso a noi. Quindi via libera al Bimby, che cucina in solitudine autonomia, se almeno risparmia a chi cucina una crisi isterica da “Dove ca**o mi appoggio per tagliare la cipolla?!”.
  • Appartamenti dove il verbo ristrutturare non basta, perché sarebbe più appropriato “dare fuoco” o “radere al suolo”: abbiamo visto impianti elettrici con prese penzolanti (quelle cose raffazzonate che piacciono proprio a mio marito!); citofoni incastonati nel muro (proprio interni al muro, sporgeva solo il tastino apriporta!); bagni in condizioni al limite della vivibilità (wc senza tavoletta, pieni di muffa e muschio verde dentro; box doccia pieni di stracci e bacinelle, che subito pensi “Ma si laveranno in questa casa?”); puzze varie di casa chiusa e persino di fogna, che dici “Ma se sai che viene gente a vedere casa, perché non aprire cinque minuti per arieggiare?”. Sempre che la finestra da aprire non sia stravecchia, di quelle che una volta aperte, poi non sai se riesci a richiudere perché cigolano e si incastrano. E allora capisco anche perché non la aprano mai.

Insomma, alla fine è sempre vero che “non è tutto oro quello che luccica”, ma noi non è che stiamo cercando proprio “l’oro” a tutti i costi, basterebbero anche un po’ meno disordine, trascuratezza e sporcizia.

Che comunque a me continuano a sembrare “le basi” per una vita decente, ma non so, forse a questo punto penso male io.


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5 risposte a “Case a prima vista (parte 1)”

  1. Avatar alicespiga82

    Magnifico! Mi hai fatto tornare i dietro al 2009, quando cercavo casa per andare a vivere da sola, e al 2019, quando cercavo la nuova sede per l’associazione dove lavoro. Mi sono ritrovata in tutto: negli annunci e nelle foto che ingannano e nella quadratura del cerchio che sembra impossibile da trovare. Oggi ci rido, ma allora che stress! 😅

    La casa più assurda che vidi era un garage. Ti giuro! Dovevi aprire una porta ricavata dentro il portellone di un vero garage per entrare. La ragazza che ci viveva era lì, al momento della visita, e prese mia mamma in disparte, mentre io guardavo la camera da letto senza finestra (e ripeto senza). Le disse: “dica a sua figlia di non prenderlo! È così giovane! Qui dentro si rovina la salute!” 😅

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    1. Avatar LaValentain

      Oh mamma mia 😱 penso che non l’avresti già preso di tuo quel garage, ma la ragazza è stata molto carina e sincera!

      Anche noi ora ci ridiamo su (specialmente ieri A. perché aveva rimosso il “citofono incastonato nel muro”) ma è stato davvero stressante, solo adesso sto iniziando a riprendermi 😵‍💫

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      1. Avatar alicespiga82

        Senza contare che dopo lo stress di trovare casa segue lo stress di fare trasloco. Ahhhhhh. 😂

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  2. Avatar
    Anonimo

    racconto divertente, avvincente e colorato, ironico e leggero, ma non superficiale!

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  3. Avatar Case a prima vista (parte 2) – LaValentain

    […] nella prima parte si parlava di annunci di case con foto spesso ingannevoli e livelli di igiene che pure i Nas si […]

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