Una cosa divertente che penso di rifare (parte 2)

La prima parte della prima crociera della mia vita, e la relativa odissea per arrivare a bordo e festeggiare la sera di capodanno, la trovate qui.

Il primo giorno dell’anno lo trascorriamo in navigazione. Niente porti in cui scendere, niente “Terraaaaaa” all’orizzonte, niente segnale sugli smartphone. E non si sta per niente male.

Dato che dico sempre che dovremmo avere tutti una vita vista mare e si sa che “chi vede il mare a capodanno, vede il mare tutto l’anno”, apro la tenda della portafinestra che dà sul nostro balconcino e guardo fuori.

Il cielo è grigio, ma il mare è calmo. La sensazione di essere in pace con il mondo mi avvolge. Il mare lo guarderei per ore, senza annoiarmi mai.

Faccio per uscire e scattare un paio di foto. Prima pessima idea del 2024.

Farlo in pigiama, la seconda. Freddoooooo freddisssimooooooo!!!

Faccio un paio di scatti al volo, richiudo subito, cercando di mandare fuori i pinguini che sono entrati nel frattempo, mannaggia a me, e ci portano la colazione in camera. L’abbiamo prenotata dalla sera prima, per non doverci alzare presto per andare al buffet.

Ho chiesto del latte per macchiare un po’ il caffè, me ne hanno portato una caraffa da mezzo litro.

Un po’ come quando chiedo a mio padre se ha dell’alloro in campagna che possa portarmi a Torino e lui torna a casa con mezza pianta.

Lo spreco di cibo che ho visto solo nei primi due giorni a bordo mi lascia interdetta: mi chiedo quanto cibo si butti al giorno su una nave che ospita seimila persone, più altre duemila di equipaggio. È un argomento del quale parleremo spesso con A. durante questa settimana, il 90% delle volte davanti al mastodontico buffet, disponibile quasi 24 ore su 24.

Questa giornata di navigazione la passiamo all’insegna del relax e alla scoperta della nave.

Bar, ristoranti tematici, Spa, palestra, piscina coperta e scoperta (che, nonostante il vento gelido, è in funzione e c’è anche qualche coraggioso a mollo!).

Un ponte dedicato ai ragazzi, con giochi, campetti per calcio e basket, pista da bowling, simulatori di corse di Formula 1, sale giochi.

Negozi di souvenir, gioielli, abbigliamento; angolo fotografico per comprare tutte le foto che i fotografi ufficiali ti fanno a bordo; ufficio escursioni, reception.

Un continuo viavai di passeggeri, seduti ovunque: chi beve qualcosa, chi legge, chi si è portato dei giochi di società, chi guarda il mare.

E un continuo viavai di personale addetto alle pulizie.

L’unica altra nave su cui io sia mai salita è il traghetto che da Genova mi porta in Sardegna. E se anche voi ne avete mai preso uno, avete un’idea del livello di pulizia a bordo, indipendentemente dalla compagnia che scegliete.

Quindi, capite bene perché vedere il personale pulire in continuazione mi fa un certo effetto, sui traghetti è già tanto se ti cambiano le lenzuola e gli asciugamani.

Qui, invece, puliscono tutto: passano l’aspirapolvere su ogni centimetro di moquette, lucidano chilometri e chilometri di corrimano, spolverano le cornici dei quadri.

E ogni volta che devi passare tu, non importa cosa stiano pulendo, loro si fermano, ti salutano e poi ricominciano. Sempre. Basta che incrocino per un secondo il tuo sguardo e parte subito un “Morning!” e un sorriso.

Proprio come in traghetto, no?

La prima tappa “vera”, in cui possiamo scendere, è Rotterdam, il 2 gennaio. Specifico la data solo per darvi un’idea del livello di sporcizia che troviamo per le strade.

Spazzatura qua e là, vari residui di petardi scoppiati per festeggiare la sera prima… Non ce l’aspettavamo, ma tutto sommato poteva anche essere prevedibile.

Le case cubiche di Rotterdam

Il problema vero è che piove. Da quando siamo sbarcati e per tutto il tempo che giriamo per le vie del centro. Infatti ci ritroviamo tutti, e dico proprio tutti, a visitare l’attrazione del momento, ovvero il mercato coperto.

Dove pranziamo e dove A. beve il suo primo espresso da quando siamo partiti dall’Italia, con un’espressione molto simile a questa: 😵‍💫

Ci viene Mi viene la brillante idea di comprare quei “ponchi” di plastica antipioggia, avete presente? Quelli che appena li indossate sembrate subito un sacco della spazzatura.

Ne compriamo ovviamente due, ma alla fine decidiamo di non usarli, perché stiamo tornando verso la navetta che ci porterà di nuovo alla nave e se li apriamo ora, poi dove li mettiamo ad asciugare? Quindi, in sostanza, continuiamo a bagnarci.

Torniamo a bordo, dove ci aspettano una siesta, un aperitivo e la cena al ristorante che ci hanno assegnato.

Al ristorante funziona così. Hai un turno assegnato per la cena, che avviene in tre fasce orarie: 19:30, 20:30, 21:30. Quando abbiamo prenotato la crociera, abbiamo deciso per l’ultimo turno, in modo da avere più tempo per tornare dalle escursioni, riposarci, cambiarci e cenare.

Siamo stati così previdenti, che molte volte ci capita di avere un tempo lunghissimo tra il nostro ritorno a bordo e la cena, tempo che decidiamo di impiegare saggiamente facendo aperitivo, di volta in volta, nei diversi bar disponibili.

All’ora dell’aperitivo, non conta in quale bar tu sia, c’è sempre musica dal vivo, molto spesso un duo composto da pianista (uomo, in giacca) e cantante (donna, con vestito lungo luccicante e scarpe con il tacco). Cantano un po’ lui, un po’ lei, un po’ insieme, dei pezzi romantici, un po’ lenti, quelle canzoni che fanno subito atmosfera, come per esempio “I just called to say I love you” di Stevie Wonder.

In una settimana a bordo, abbiamo perso il conto di quante volte l’abbiamo sentita, tanto che arriviamo a chiederci se per caso non sia morto e gli stiano rendendo omaggio. Ma non lo è, evidentemente piace e basta.

Tornando al ristorante, oltre all’orario, abbiamo anche un tavolo assegnato. La prima volta che ci siamo presentati, pensavamo di finire in chissà quale tavolata, ma alla fine avevamo un piccolo tavolo da due, in mezzo ad altri tavoli da due, tutti vicini.

Mentre la prima sera i nostri vicini di tavolo erano italiani, stavolta abbiamo vicino due tedeschi. Facciamo due chiacchere in inglese, ci chiedono se siamo scesi a Rotterdam, se ci è piaciuta, insomma le solite cose. E ci raccontano che loro in genere hanno il turno delle 19:30 per cenare, ma che stasera hanno chiesto di cenare più tardi per vedere la nave ripartire dal porto durante la cena. Romanticoni!

Dopo neanche due minuti, l’annuncio del comandante, in italiano: c’è troppo vento per ripartire all’ora stabilita dal porto, “una nave delle nostre dimensioni non consentirebbe una ripartenza in sicurezza lungo il canale” (cit.) e quindi ripartiremo intorno all’una di notte.

Peccato amici tedeschi, state cenando tardi per niente.

Dopo cena, andiamo a sentire un po’ di musica e poi, verso le 23, torniamo in cabina.

Dove guardiamo, dal balconcino (ben chiuso stavolta!), la nave ripartire, con un anticipo di due ore sull’orario previsto, e una romantica Rotterdam tutta illuminata darci la buonanotte. (Ma ditemi voi se devo dare ragione ai tedeschi…)

Il terzo giorno è il compleanno di A. e ci svegliamo a Bruges.

Bruges e i suoi canali

Stavolta abbiamo prenotato l’escursione con la guida, che fa sempre effetto “gita scolastica”, anche se l’età per andare a scuola non ce l’hai più da un pezzo.

La città è molto bella, è il 3 gennaio e troviamo ancora dei mercatini di Natale nella piazzetta centrale. Ci facciamo subito attirare da un paninazzo con raclette e prosciutto cotto e una bella birra fresca che, con il vento gelido che tira qui, è la morte sua. O mia.

La nostra guida è un signore belga sui settant’anni, con molta energia e parlantina, che ci spiega tantissime curiosità storiche sulla città e ci dà una serie di suggerimenti su cosa vedere, anche in autonomia. Due parole in particolare ci rimangono impresse: cioccolati e birrificio.

Facciamo in tempo a comprare qualche chilo di cioccolato, che ricomincia a piovere tantissimo, più che a Rotterdam.

Ma stavolta abbiamo i nostri “ponchi”!

A. decide di dargli una chance e lo indossa, trovando subito i punti deboli di quell’arnese: non copre bene e si solleva sul davanti, per via del vento. Se lo toglie, lo ripieghiamo per quanto possibile e acceleriamo il ritorno verso la navetta.

Una volta a bordo, ci riposiamo: sarà la camminata, ma abbiamo entrambi le gambe distrutte. Forse non siamo così in forma come pensiamo di essere, “Quando rientro, torno subito in palestra!”

Dato che è il suo compleanno, questa sera abbiamo prenotato un tavolo alla Steak House, dove tra un bicchiere di vino e l’altro, ci passa pure il dolore alle gambe.

La quarta tappa del viaggio è Le Havre, dove scendiamo e indovinate? Piove! L’avreste mai detto?

La “Catène de Containers”
di Vincent Ganivet

Anche qui giornata grigia, dopo un breve giro in autonomia, ci arrendiamo: abbiamo insaccato già troppo freddo e troppa pioggia e torniamo a bordo dopo neanche due ore. Io sono pure raffreddata.

Bella la crociera verso il Nord Europa, ve la consiglio, ma magari non fatela a inizio gennaio, ecco.

La quinta tappa è un viaggio lungo il viale dei ricordi: Southampton.

Antiche mura a Southampton

Anni fa, c’è stato un periodo in cui A. veniva qui per il precedente lavoro, una settimana al mese, per parecchi mesi. Quindi l’escursione di oggi la faccio gratis, con la guida tutta per me 🥰

C’è anche da dire che Southampton è piccolina, non c’è tantissimo da passeggiare: un po’ perché le zone di interesse sono già tutte vicine al porto e ci passiamo a piedi per forza, un po’ perché anche i vecchietti della “Pro Loco” locale che ci hanno accolti allo sbarco della nave, come punto di interesse principale ci hanno indicato il Mall, il grande centro commerciale.

Il lato positivo è che almeno non sta piovendo.

Vediamo un po’ di rovine della città vecchia, specialmente verso il porto, dove tutto parla ancora del Titanic, che è partito proprio da qui per il suo ultimo viaggio. Gironzoliamo per il centro, ma ormai abbiamo le gambe talmente stanche che ci fermiamo a ogni panchina che vediamo.

(Stavo per aggiungere “come i vecchietti”, ma conosco vecchietti molto più in forma di me, quindi eviterò)

Dopo questo breve giro, torniamo a bordo, dove ci aspetta l’esperienza che stiamo desiderando da due giorni, su cui riponiamo altissime aspettative e alla quale pensiamo nei momenti di massima stanchezza: il massaggio che abbiamo prenotato alla Spa.

80 minuti di relax, dove ci pappuzzano massaggiano dai piedi alla testa, cioè proprio dalle dita dei piedi al cuoio capelluto! Che goduria. Sarà la spesa più alta del conto finale, ma li consideriamo soldi spesi bene, già solo perché ci permettono di recuperare l’uso delle gambe al 90%.

Il quinto giorno di crociera lo passiamo di nuovo in navigazione.

Anche se sarebbe più corretto dire che “gli altri lo passano in navigazione”, perché noi lo passiamo in coma: siamo raffreddati e ci fa male tutto, dormiamo non so quante ore di fila, usciamo dalla cabina praticamente solo per mangiare. Scelta un po’ tattica e un po’ forzata, perché l’indomani dobbiamo sbarcare e dobbiamo essere abbastanza in forma per rientrare in Italia.

Ci poniamo svariate volte la domanda del secolo: “Sarà Covid?”

Chi lo sa. Tra tutte le medicine che ho messo in valigia, non ho pensato di portare anche due tamponi, ma alla fine cosa ci cambia saperlo ormai? Tanto vale starcene a cuccia e cercare di recuperare un po’ di energie.

Tra una dormita e l’altra, ricordo vagamente di aver intravisto in tv prima un documentario in tedesco sulla vita di un pittore, poi una serie di esperti gioiellieri che mi hanno illustrato le meraviglie di tantissime pietre sbrilluccicanti.

Gli amici gioiellieri mi hanno spiegato che il momento ideale per comprare un gioiello è proprio mentre sei ancora a bordo.

Non puoi andartene senza portarti via un ricordo di questa bellissima crociera, che ti farà subito tornare in mente le mille emozioni vissute qui.

Ma le care e vecchie calamite non si usano più?

Chiedo per un’amica.

Commenti

2 risposte a “Una cosa divertente che penso di rifare (parte 2)”

  1. Avatar Tetta
    Tetta

    ma la torta per il compleanno di A.alla fine c’ era ?

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    1. Avatar LaValentain

      Non lo sapremo mai… Alla fine siamo andati via presto dal ristorante, non voleva che gli cantassero Tanti auguri 🤣

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