Una cosa divertente che penso di rifare (parte 1)

Per la prima volta, complice il cambio di lavoro di A. che ha agevolato il tutto, siamo andati in crociera.

Mi sembra già di sentirvi dire “Ma è una roba da vecchi; che tristezza; non è una vacanza; meglio un viaggio per conto tuo”.

Lo dicevo anche io e mi sono dovuta ricredere dopo poche ore che ero a bordo. Ma andiamo con ordine.

In un colpo solo, abbiamo risolto due questioni: cosa fare a capodanno e cosa fare per il compleanno di A.

Un fine settimana di ottobre, ci sediamo e prenotiamo tutto, volo e crociera: partenza da Amburgo il 31 dicembre, per poi toccare Rotterdam, Bruges, Le Havre, Southampton e tornare ad Amburgo.

Non trovando voli diretti da Torino, ci tocca fare scalo a Francoforte, quindi decidiamo di prendere l’aereo il giorno prima dell’imbarco e partiamo il 30 dicembre.

Il viaggio inizia già male, perché mentre siamo ancora in aeroporto a Torino, il nostro volo accumula sempre più ritardo, fino a farci perdere la coincidenza a Francoforte per Amburgo.

Io, per niente ansiosa, sono ancora a Torino, ma cerco già di chiamare la compagnia per capire cosa sarà delle nostre vite una volta partiti da qui.

Via chat mi dicono che per quella sera non ci sono altri voli per Amburgo, ma che l’indomani ce ne sono parecchi ancora disponibili.

Allora chiamo l’assistenza, pensando che certe cose è meglio risolverle a voce con una persona, ma l’impiegata che mi risponde non è altrettanto rassicurante: anche lei mi dice che non ci sono più voli per quel giorno, ma che l’indomani potremmo arrivare ad Amburgo facendo due scali.

Non so neanche bene dove, perché non ho proprio chiesto, sono partita in quarta dicendo: “Ma via chat mi hanno detto che ci sono dei posti sul volo diretto delle 6:30 di domani mattina!!”

Mi mette in attesa e passo quaranta minuti in linea, aspettando che mi risponda di nuovo, per darmi altre opzioni. L’avete più risentita voi? Neanche io. Auguri amica, buon anno anche a te!!!

Alla fine partiamo da Torino, sempre con poca ansia e pochissimo malumore.

Ma l’efficienza tedesca non tarda a manifestarsi: appena atterrati a Francoforte, riaccendiamo i telefoni e troviamo un sms con la prenotazione per il primo volo dell’indomani per Amburgo. Ahhhh, sospiro di sollievo immediato.

Bene, ma ora dove dormiamo? In teoria, i poveri viaggiatori che subiscono questi ritardi hanno diritto a una notte pagata dalla compagnia in un albergo nelle vicinanze.

Per non finire sotto un ponte risolvere questo dilemma, decidiamo di dividerci.

A. va a cercare la valigia che abbiamo imbarcato, perché d’altronde, se noi non arriviamo quella sera ad Amburgo, figuriamoci se ci arriva lei. Io, invece, mi avventuro verso il Service Center della compagnia per avere qualche informazione.

Mi preparo mentalmente un copione per spiegare in inglese la nostra disavventura, con le varie opzioni più o meno incazzate per farmi valere nel caso non vogliano aiutarmi.

Come sempre accade quando mi faccio i film mentali, alla fine tutto fila liscio: esco dall’ufficio con un voucher valido per un albergo nei dintorni dell’aeroporto, per il treno per arrivarci, per la cena e per la colazione dell’indomani.

La valigia, su proposta dell’impiegata, decidiamo invece di lasciarla in aeroporto, pronta per ripartire con noi l’indomani mattina, anche perché l’avremmo dovuta aspettare almeno quarantacinque minuti, per poi trascinarla con noi fino all’albergo e viceversa. Ed essendo quasi mezzanotte l’idea non è che fosse proprio allettante.

Troviamo l’albergo facilmente, in mezzo al nulla di una zona buia e deserta: siamo comunque a 15 minuti dall’aeroporto, non in centro città. La camera è carina, la cena non è molto appetitosa (più che altro snack e paninetti), la colazione dell’indomani neanche la vediamo perché abbiamo il volo alle 6:30 e lasciamo l’albergo alle 4:00, dopo ben quattro ore di sonno.

Il volo è puntuale e tra l’altro ancora mezzo vuoto. Tra una dormitina e l’altra, continuo a chiedermi perché quella dell’assistenza telefonica mi abbia proposto due comodissimi scali per arrivare ad Amburgo quando sull’aereo c’era una prateria di posti ancora vuoti. Mentalmente, le rinnovo i miei auguri di buon anno.

Dopo un’oretta atterriamo, prendiamo la valigia e cerchiamo il treno verso il centro città, intenzionati a fare una passeggiata con calma, prima di andare all’imbarco e iniziare finalmente la crociera.

Oh, bellissima Amburgo!

Alle 9:30 di domenica mattina, semi-deserta, con i negozi chiusi e con 3 gradi, percepiti molti meno, grazie al vento gelido. Dopo una passeggiatina a vuoto, fatta più per scaldarci e avere un’idea di massima del centro, ci guardiamo negli occhi e decidiamo che è giunto il momento di anticipare l’imbarco.

Troviamo facilmente la navetta per la nave (“la navetta per la nave” sarebbe anche un gioco di parole carino, peccato che sia un autobus) e mentre ci godiamo il calduccio del riscaldamento, arriviamo al porto.

Ciò che vedo è…

Non so come descriverlo.

Enorme. Un palazzone alto almeno 20 piani che galleggia.

A prima vista, la nave mi sembra pure piccola, ma mi rendo subito conto che ne sto vedendo solo una parte, perché il resto è nascosto dal Terminal Crociere: immaginate un terminal di un aeroporto, con i vari banchi per il check-in, solo che qui c’è un unico bancone lunghissimo, con tanti impiegati che ti chiamano con una palettina quando si liberano, così ti puoi avvicinare.

Primissima cosa: a bordo si sale con il bagaglio a mano. Il bagaglio grande si deve lasciare in una sezione apposita del Terminal e magicamente riapparirà direttamente davanti alla porta della cabina nel giro di poche ore. La prima di tante comodità.

Ci controllano i documenti e il foglio per l’imbarco, mentre il questionario sanitario con scritto a caratteri cubitali “IMPORTANTE!! SENZA QUESTO NON SALIRAI MAI E POI MAI” non ce lo chiedono manco per sbaglio.

Ci viene consegnato ciò che poi capirò essere l’Oggetto del Potere, ovvero la Cruise Card: non solo aprirà la nostra cabina, ma contiene tutte le informazioni necessarie a noi, per stare a bordo, e alla compagnia, per sapere tutto di noi.

Nome e cognome, numero di cabina (anche se è più probabile perderti mentre la cerchi, che dimenticarne il numero!), il nome del ristorante dove ogni sera abbiamo il tavolo riservato per la cena e l’orario, il punto di ritrovo in caso di emergenza. La Cruise Card sostituisce a ogni effetto il documento di identità e anche i contanti o la carta di credito.

Ci viene scannerizzata a ogni minima mossa: quando ordiniamo da bere al bar e ai ristoranti, quando compriamo nei negozi, quando scendiamo per le escursioni e quando risaliamo a bordo.

Infatti, la Cruise Card è anche l’accessorio che tutti sfoggiamo appeso al collo, per comodità, visto che si deve usare per tutto: chi l’ha attaccato a un cordino brandizzato della compagnia, reduce da altre crociere (e qui la comodità è mista all’orgoglio di essere “passeggeri esperti”), chi a un cordino tempestato di strass, chi attaccato al laccio della cover del cellulare.

Troviamo la nostra cabina e dopo un breve tour all’interno, definiamo subito le nostre priorità: mangiare qualcosa e dormire un paio d’ore. Dopo la levataccia da Francoforte, siamo due stracci.

E dopotutto la sera c’è il veglione di capodanno, almeno la mezzanotte dobbiamo aspettarla e ormai abbiamo una certa età: per fare le ore piccole, dobbiamo essere preparati.

Andiamo quindi a pranzo e la prima esperienza con il buffet è allucinante.

Banconi e banconi di cibo a nostra disposizione. Pizza, mozzarelle fatte a bordo, cucina italiana, orientale, vegetariana, insalate, hamburger e patatine impacchettati tipo fast-food, salumi e formaggi, pane di ogni tipo, carne cotta in ogni modo, uova sempre presenti, dolci vari. E sicuramente sto dimenticando qualcosa.

Come sempre accade davanti a ogni buffet, la gente perde la dignità e si riempie i piatti a ponte, come se una volta finito ciò che hanno nel piatto non potessero più riempirlo o prenderne uno pulito da riempire di nuovo.

Ancora non lo sappiamo, ma dopo un paio di giorni perderemo lo stimolo della fame, perché con la scusa “Assaggia questo! Prova l’altro!”, finiremo per mangiare molto più del solito.

Più o meno come accade quando andate in viaggio di nozze in un Resort con la formula “all-inclusive”: ovunque ti giri c’è del cibo, sempre a portata di mano, vuoi non prendere un pezzo di pizza mentre vai via dalla spiaggia, anche se stavi mangiando patatine e bevendo un cocktail fino a due minuti prima?? Ma questa è un’altra storia che magari racconterò più in là.

Torniamo in cabina per la piccola siesta e quando ci svegliamo ci aspetta l’esercitazione di emergenza. Sì, è un risveglio brusco, ma poteva anche essere più brusco, che so, se fosse stata un’emergenza vera.

Su un canale dedicato della tv, si segue un video, trasmesso in tutte le lingue; dopo di che, si deve comporre un numero sul telefono della cabina (tipo “Hey, l’ho visto!”) e andare al punto di incontro che è stato assegnato. Dove, indovinate un po’? Vi scansionano la Cruise Card!

Se non lo fai, ti lanciano dalla nave senza salvagente ti bloccano la Cruise Card e non puoi più fare niente di niente, manco comprarti un gin-tonic una bottiglietta d’acqua, finché non ti metti in regola con l’esercitazione.

Finita anche questa trafila, ci vestiamo di tutto punto e andiamo a cena. Mentre mi preparo, mi riecheggia in testa la voce di mia mamma che quando ha saputo della crociera a capodanno mi ha detto: “Devi comprarti qualcosa di elegante!”.

In effetti aveva ragione. Usciti dalla cabina, andiamo incontro a un tripudio di paillettes e vestiti lunghi da sera, capelli soppalcati in acconciature eleganti, sandali luccicanti e tacchi a non finire, completi scuri, cravatte e cravattini, qualcuno sfodera anche uno smoking. Quando prendi il dress code seriamente…

Le paillettes ce le ho anche io e ne vado molto fiera. In compenso, ho portato a bordo il piegaciglia, ma il mascara è rimasto a Torino. Da ciò si capisce quanto sono abituata a truccarmi.

Paillettes sì, ma sempre scarpe comode per ballare.

Dopo una cena tranquilla, dove abbiamo studiato tutti i vicini di tavolo (nostro passatempo preferito quando usciamo), ci avviamo dove ha inizio la festa: il corridoio centrale la Promenade del Ponte 6, dove si balla e si beve e dove faremo il conto alla rovescia tutti insieme.

Quanta allegria! Quanta gente!!

Quanto sonno, a una certa.

Meno male che l’indomani stiamo tutto il giorno in navigazione e possiamo riposarci a dovere.

(Fine prima parte)

Commenti

3 risposte a “Una cosa divertente che penso di rifare (parte 1)”

  1. Avatar alicespiga82

    Eravate davvero eleganti! Bellissimi. 🙂
    Comunque, mi sono davvero divertita a leggerti e ti ho seguita passo dopo passo, scena dopo scena, sentendo l’ansia degli imprevisti di viaggio (e ti capisco, io sono SUPER ansiosa quando devo prendere un aereo!), il sollievo quando tutto si incastra alla perfezione (anch’io mi faccio mille film mentali, che spesso poi si riducono in un nulla di fatto). E poi lo stupore di fronte alla nave immensa e l’opulenza del cibo, che alla fine viene quasi a noia. 😉
    Non vedo l’ora di leggere il resto. 🙂

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    1. Avatar LaValentain

      Ciao Alice!
      Mi fa super piacere che tu sia passata di nuovo da qui, non era scontato visto che è da un sacco di tempo che non pubblicavo!

      A presto con la seconda (e ultima? non lo so, vediamo quanto viene lunga) parte! 🙂

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      1. Avatar alicespiga82

        Fai altre due parti, così sono sicura che rimani sul tuo blog ancora per un po’. 🙂

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