Welcome back

Notiziona della settimana: siamo finalmente tornati a casa nostra, a Torino.

Ciao casetta, che bellina che sei, con i tuoi gattini di polvere, qualche ragnatela, le lenzuola da cambiare, il frigo vuoto e quel tipico odore di casa chiusa da tre mesi. Dimmi, cos’hai fatto mentre eravamo via? Ti sei sentita sola?

Secondo me no, dato che la prima cosa che ho visto entrando in casa con il primo carico di bagagli è stata una blatta, quindi proprio sola sola non eri.

Ha cercato di sgattaiolare via di corsa, tipo gli adolescenti americani che hanno casa libera e organizzano una festa a casa invitando tutti gli amici, ma poi devono farli scappare tutti dal retro, perché i loro genitori sono tornati senza preavviso. Ecco, secondo me quella blatta era l’ultima del gruppetto in fuga.

Cara blatta, ma non li guardi mai i film horror? Io no, ma lo so benissimo anche io che quelli che rimangono indietro non fanno mai una bella fine.

A parte questo primo infarto, il resto è andato bene.

La frase ricorrente prima della ripartenza era “ma sì, tanto non abbiamo molti bagagli”, dato che siamo partiti di fretta e abbiamo portato con noi solo due trolley piccoli. Mai viaggiato così leggera in vita mia.

Ricorderò sempre con i crampi affetto i miei viaggi da e per Genova, in nave. In cabina eravamo sempre io e il cadavere, cioè una valigiona nera alta quasi quanto me, con l’equivalente del mio peso dentro, in vestiti, scarpe, accessori, cose da mangiare “digggiù”.

Non sto qui a dilungarmi sulla gioia che provavo mentre la trascinavo da una parte all’altra della nave, cercando la cabina lungo gli interminabili corridoi tutti uguali.

Se non altro, di quegli anni mi sono rimasti un braccio più grosso dell’altro a forza di spostare il cadavere e la capacità, di cui vado molto fiera, di orientarmi bene dentro la nave.

Dicevo, “tanto non abbiamo molti bagagli”.

Quindi abbiamo fatto in modo di averne tanti, come nostro solito, per non perdere l’allenamento.

Non te lo porti l’olio buono di scorta? Quanto ne è rimasto su a casa? Boh, mezza latta? Vabbè, prendine due! Poi arrivi a casa e le latte erano una e mezza, più le due nuove.

A pane carasau come siamo messi? Finito. Ricompriamolo, per qualche cena può servire. Poi apri il pensile e ce n’era già un pacco ancora chiuso.

E poi, i limoni di campagna? Le fave? Portale sbucciate, così quando arrivi gli dai una scottata e le metti in freezer, si conservano bene. E poi passi il giorno della partenza a sbucciare due cassette di fave con tua mamma e il giorno dell’arrivo a cuocere due padelloni stracolmi di fave, mangiandone a pranzo e a cena.

E te ne avanzano comunque altri tre recipienti da mettere in freezer.

Che era già quasi pieno, perché non sapendo di partire, avevamo anche fatto la nostra solita spesa al mercato.

Vabbè, non mi lamento, son tutte cose buone che mangeremo con calma.

Ciao divano, quanto mi sei mancato!! Tu e il mio plaid morbidino pelosino a.k.a. “la pecorella”, in cui mi avvolgo da settembre a maggio quando guardiamo la tv dopo cena. Sì, a settembre ho già freddo. Sì, a maggio ho ancora freddo.

Ciao lettino bello, sei sempre il più comodo del mondo!

Ciao vestiti nell’armadio!!! Quanto mi siete mancati anche voi! Finalmente posso variare un po’ i miei outfit, senza uscire sempre con pantaloni neri, stivali neri e un maglione.

E invece no, visto che di quattro paia di jeans me ne entrano solo due e molte maglie mi stringono all’altezza delle braccia, anche se sono sicura che quest’ultimo problema sia ancora da attribuire al cadavere di cui sopra e non a tutto ciò che ho mangiato in tre mesi in Sardegna, con pure Pasqua di mezzo.

Dai, in generale, il rientro è stato tranquillo. Siamo tornati alle nostre vite, anche se con più frenesia del solito.

Mio marito è già andato in ufficio qualche volta da quando siamo tornati e l’altra sera, quando è tornato, ha esclamato: “mi sembra che siamo tornati a Torino da almeno due mesi!”.

E invece siamo qua solo da pochi giorni.

Anche io ho iniziato un nuovo lavoro qualche giorno fa, ma non affezionatevi troppo all’idea, so già che non durerà ancora per molto: è un contratto breve, che si sta rivelando comunque intenso.

Potrei anche dedicargli uno dei prossimi post…


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Commenti

3 risposte a “Welcome back”

  1. Avatar alicespiga82

    Ho riso tantissimo con questo tuo post. Arrivata a il “cadavere” ti ho immaginata trascinare la valigia avanti e indietro e sono morta! 🤣🤣🤣
    Comunque, anch’io quando torno a casa dopo una vacanza un po’ lunga, passo a salutare i fiori in giardino, i vestiti nell’armadio, il divano, il letto… e anch’io ho ancora la copertina di pile sul divano perché di sera, dopo cena, vuoi non coprire almeno i piedi? 😍

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    1. Avatar LaValentain

      Siiii, coprire i piedi è il minimo sindacale 🤣

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      1. Avatar alicespiga82

        In inverno mi imbozzolo tutta dal collo ai piedi, resta fuori giusto la testa per evidenti necessità di respirazione. Nelle mezze stagioni invece copro i piedi (li ho sempre gelati!).

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