
Come forse ho già scritto, tra le varie amicizie della mia vita, ci sono tre persone che considero molto importanti, che chiamerò Comari.
Che poi è come ci chiamiamo veramente tra di noi.
Ovviamente, il termine “comari” dovete considerarlo nella sua pienezza, dato che alla base di questo nostro rapporto di “comaranza”, ci sono diversi elementi: confidenza, affetto, bonarie prese in giro, sfoghi, consigli, cazziatoni, pettegolezzi.
Fino a una decina di anni fa, anno più, anno meno, ci ritrovavamo al nostro “Punto X”: un angolino di un qualsiasi posto in quel di Sorso, dove le case, gli alberi e i marciapiedi sapevano tutti i fatti nostri, da quanto li abbiamo analizzati e sviscerati durante le nostre serate.
Ormai le nostre strade “fisiche” si sono separate, dato che viviamo in posti diversi, e il “Punto X” si è trasferito su WhatsApp, ma se dovessi mai ritrovarmi a dover nascondere un cadavere, chiamerei subito loro tre.
Mi aiuterebbero senza fiatare, ma poi, a freddo, penso che la prima comare mi cazzierebbe, la seconda cercherebbe di mediare, la terza ne scriverebbe un pezzo comico.
Oggi ho deciso di parlarvi proprio di quest’ultima comare, che in realtà è un lui.
Lo so che il maschile di comare è compare, ma non potevamo chiamarci “le comari e il compare”, troppo lungo, quindi siamo tutte comari e va bene così, anche perché non mi pare che lui si sia mai lamentato. E se anche l’ha fatto, mi sembra evidente che ha perso.
Il suo nome d’arte è Sisifo, ma io lo chiamo Comare Gab.
Con Comare Gab non è stata amicizia fin da subito, almeno non per me. È stato introdotto nel nostro gruppo consolidato dell’epoca da Comare Ami e devo dire che, le prime volte che l’ho frequentato, lo ritenevo di un antipatico unico. E non perché avesse detto o fatto niente di particolare.
È che forse sono un pochino gelosa delle mie amicizie e non accolgo molto volentieri i cambiamenti nelle mie dinamiche sociali (nota mentale: ricordarsi di non scrivere mai questa frase in un curriculum).
Purtroppo non ricordo bene i dettagli, credo di avere un problema di memoria, perché certi ricordi non riesco proprio a recuperarli, mentre altri, tipo le sigle di Sailor Moon, li ricordo ancora bene tutti, anche se non mi servono più a niente (altra nota mentale: forse il blog dovevo iniziare a scriverlo qualche anno fa).
Comunque, Comare Ami ha perseverato talmente tanto per farci adottare Comare Gab, che alla fine la sua tattica ha funzionato e siamo diventati tutti e quattro amici sul serio.
Comare Gab ha due vite: di giorno è insegnante all’alberghiero, di notte combatte il crimine è uno stand-up comedian, nome d’arte Sisifo appunto.
Per chi non lo sapesse, uno stand-up comedian è quel tipo di comico che sta in piedi sul palco davanti a un pubblico, con solo l’asta del microfono come scudo, senza costumi di scena, musica o altro in suo aiuto.
Non so per quale delle sue due vite gli serva più coraggio: è vero che insegnando trasmetti conoscenze e formi le giovani menti di domani e bla bla bla, ma per fare la stand-up comedy, Sisifo si mette in gioco in prima persona davanti a degli sconosciuti, che potrebbero essere interessati al suo pezzo comico quanto i suoi studenti mentre spiega loro come preparare una pasta frolla a regola d’arte.
Siamo tutti più o meno bravi ad avere la risposta pronta, a fare battute tra amici, magari a una grigliata, dove siamo il centro della festa e non abbiamo niente da perdere.
Un altro paio di maniche, però, è scriverti i tuoi testi, su temi di attualità o personali, e decidere di raccontarli a persone che non conosci e che vorresti pure far ridere.
Non sai i loro gusti, non sai come prenderanno le tue battute, non sai se magari sono in quel locale dove ti esibisci perché vogliono solo mangiare in pace e ti considerano quello che gli rompe le palle in sottofondo.
Mi fa strano sapere che quello sul palco è un mio amico, perché lo vedo in una veste nuova: è sempre una delle mie comari, ma ogni volta lo vedo concentrato, anche un po’ teso, impaziente di iniziare lo spettacolo e vedere se il pezzo che ha scritto funzionerà e farà ridere o se rotoleranno i mucchietti di fieno in mezzo al silenzio generale.
Poi mi piace molto il fatto che alcuni pezzi li mandi a noi comari in anteprima, nella nostra chat di gruppo: siamo un po’ le sue cavie. Leggo le bozze con la sua voce e la sua intonazione, cercando di immaginarle recitate da lui, e spesso rido già così.
Poi quando quella battuta la fa dal vivo e vedo che anche gli altri ridono è proprio una soddisfazione. E se lo è per me, figuriamoci per lui!
Sono molto orgogliosa della mia comare, perché sta seguendo una sua passione con molta determinazione e il fatto che gli piaccia essere su quel palco si vede da lontano, si nota dalla prima all’ultima battuta.
Ammiro la sua decisione di lanciarsi e chissà che la stand-up comedy, magari un domani non troppo lontano, possa anche diventare il suo lavoro principale.
D’altronde, se non inizi, non saprai mai come andranno le cose.
Sempre lì finiamo.
(qui vi agevolo più info per sentire Sisifo)
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