
Sono passati circa due mesi da quando son dovuta tornare di corsa a casa dei miei. Per fare un brevissimo riassunto: mio padre è caduto ed è stato operato al ginocchio e, tra altri spaventi più o meno grandi, è arrivato il mio secondo nipotino.
Se non è capacità di sintesi questa!
Credo sia il caso di scrivere queste righe di aggiornamento, ora che le cose stanno tornando alla normalità (senza dirlo troppo a voce alta), per ricordarmi che ogni periodo di merda buio, prima o poi, finisce sempre.
Mio padre ormai è pronto per correre al fianco di Usain Bolt. O almeno, così vorrebbe, se solo il ginocchio e il fiato gli dessero retta.
La buona notizia è che il fisioterapista, ormai circa due settimane fa, gli ha insegnato come fare le scale e gli ha detto che poteva anche ricominciare a guidare. A mio padre non è sembrato vero!
La mattina seguente, quando gli ho proposto di andare a comprare il pane insieme, ha accettato volentieri. In fondo, sarebbe stata la sua seconda uscita da quando si è fatto male. Il tempo di imboccare la strada verso il panificio e:
G: “Cosa ne dici se prima andiamo in campagna e mi riprendo la macchina?”
V: “E le chiavi le hai prese?”
(Lo so, quando mi colgono alla sprovvista, faccio domande poco intelligenti. Figuriamoci se è uscito senza chiavi!)
G: “Sì!”
(“Ed ecco provata la premeditazione, Vostro Onore!”)
Arriviamo in campagna, lui sale sulla sua macchina e ripartiamo. Inutile aggiungere che, alla fine, al panificio ci sono andata da sola.
Risolto questo problema di primaria importanza, rimangono altre questioni da sistemare.
Ad esempio, ripristinare l’assetto originale delle stanze a casa dei miei, dato che per sistemare il letto ortopedico nella mia camera, a inizio febbraio abbiamo giocato un’avvincente partita di tetris nel mondo reale, con i mobili al posto dei blocchetti colorati. Ve lo consiglio, è stato molto divertente.
Il letto ortopedico tornerà alla sua casa originaria, stavolta in una stanza più comoda e accessibile e non in una soffitta con tre piccole rampe di scalini minuscoli, dove mi sembra di ricordare me, mio marito e mia cugina che nominiamo un paio di santi, ma solo per aiutarci a portare giù il letto, mica per altro.
Il letto dei miei, nel frattempo, è stato sostituito da due reti autonome motorizzate, così mamma e babbo potranno fare le gare a chi arriva più in alto con i piedi, con la testa o con entrambi. Sempre se mia madre non si rompe qualcosa prima, perché tra altezza della rete e altezza del materasso, se si siede sul bordo del letto non tocca più per terra, deve fare un mezzo saltello per scendere.
Il problema dell’altezza, comunque, è già stato risolto da mio padre che, come ho già detto, ormai sta bene ed è quasi tornato ai suoi hobby manuali: ha smontato gli otto piedi delle reti, ne ha segato via un pezzo e li ha rimontati, il tutto reggendosi con una stampella, intralciato aiutato dall’unica persona disponibile in quel momento, cioè mia madre, che nel frattempo è pure caduta (non dal letto, ma quasi).
Li ho già avvisati: se si fratturano di nuovo, stavolta mi tiro la porta alle spalle e li mollo lì, non mi farò intenerire.
Mia zia non ha più mandato pan di spagna, non so se perché le è arrivata notizia del mio post o perché ha visto che babbo non ha più bisogno di essere consolato, spero sia per la seconda opzione.
Io mi farei consolare ancora un po’ in realtà, anzi mi sono appena ricordata che un pezzo di pan di spagna non farcito l’avevo messo in freezer, per fare un po’ di detox, anche in vista della Pasqua imminente.
Solo che non avevo calcolato la produzione pasquale di dolci di mia suocera, che sta distribuendo proprio in questi giorni ciambelline, papassini, biscotti e formaggelle. Ogni giorno torno a casa con un vassoietto di dolci incartato e infiocchettato.
Per non parlare della quantità di uova di pasqua e cioccolati vari che ho visto a casa, esposti in bella vista in una composizione tipo cesto pasquale, con tanto di paglia e pulcini finti.
Quindi il mio proposito di detox va a farsi benedire. D’altronde già sapevo che scrivere “detox” e “Sardegna” nella stessa frase non è possibile (si evidenzia proprio il testo in rosso, come quando sbagli a scrivere su word), ma io ogni volta me ne dimentico.
Poi è anche vero che “da solo, in bocca non ci arriva” (cit. mia suocera), ma oggettivamente…se mi trovo davanti tutte queste golosità, come faccio a dire di no?!
E soprattutto: voglio davvero dire di no??
Buona Pasqua a tutti!
Scrivi una risposta a Lorena Cancella risposta