Pan di spagna

In questo periodo un po’ sgangherato, dove alcuni componenti della famiglia non se la passano del tutto bene, ho una zia che cucina a pieno regime.

È sempre stata una che cucinava tanto. Ho dei vaghi ricordi di quando ero piccola, di lei che organizzava pranzi a casa sua, quando c’era ancora anche zio. Cucinava in grandi quantità e pure bene.

Adesso è già un po’ avanti con l’età, ha il diabete, dovrebbe stare un po’ a dieta, ma essendo in pensione da quel dì ed essendosi trasferita a vivere in campagna da qualche anno, ha molto più tempo libero.

Il che non è un problema, perché quando c’è la bella stagione, si occupa di fiori e piante, sta molto all’aperto; in estate innaffia a più non posso. Ma in inverno, quando c’è freddo e non ci sono molte alternative, cucina di tutto.

In quest’ultimo periodo, secondo me, cucina anche per rendersi utile. Lei è la sorella maggiore di mio padre (l’infortunato al ginocchio) e di mio zio (vedovo da una settimana). E non potendo muoversi come vorrebbe, perché anche lei ha i suoi acciacchi, li accudisce entrambi, come può, da lontano.

La capisco. Mi è sempre piaciuta questa forma di soccorrere qualcuno che non sta passando un buon momento portandogli qualcosa da mangiare, è capitato anche a me di farlo ed è sempre il primo modo di aiutare che mi viene in mente quando non posso aiutare in altri modi.

Era impossibile che quest’usanza non avesse un nome e infatti è bastato chiedere a Google e fare un rapido check sulla Treccani per scoprire che si chiama “consolo“.

Il giorno in cui è morta la moglie di mio zio, ha mandato tramite mia cugina una mega teglia di lasagna, proprio per questa tipica usanza (che Treccani attribuisce all’Italia meridionale mangiona) di aiutare i familiari in lutto a tirarsi su e a non dover pensare pure a cucinare qualcosa, nel momento in cui hanno ben altro a cui pensare.

Invece, per consolare mio padre ogni tanto arriva un pan di spagna. Se non erro, in quest’ultimo mese, ne ho contati almeno quattro.

Il tipo di dolce non è scelto a caso, poiché è quello che consente a mia zia di utilizzare il maggior numero di uova a sua disposizione, dato che le galline di mia cugina ultimamente sono molto ispirate.

Per darvi un’idea delle dimensioni del pan di spagna, pensate alla teglia di alluminio da dodici porzioni. Ce l’avete ben presente, sì?

Allora vado avanti.

Il primo pan di spagna è arrivato quando mio padre era ancora allettato. Zia, che lo conosce bene, probabilmente ha pensato che potesse risentire molto del fatto di non poter andare in campagna a motozappare, potare, seminare, raccogliere, riparare, accrocchiare o chissà cos’altro e penso proprio che gliel’abbia mandato per tirarlo su di morale. Mezza teglia di pan di spagna tagliato in due, inzuppato con succo di arance rosse e farcito con marmellata di albicocche.

Buonissimo. Mi pare che mio padre ne abbia mangiato sì e no un quadratino, perché stando immobile a letto, stava cercando di fare una specie di dieta per non mettere su troppo peso. Quindi ci siamo sacrificati io, mio marito e mia madre e siamo riusciti a finirlo in tempi brevi.

Il secondo pan di spagna è arrivato previa richiesta diretta di mio padre. Aveva voglia di dolce, pur continuando a mangiare secondo la sua “dieta”. Il giorno dopo, mia zia ha mandato mia cugina con la consueta mezza teglia: pan di spagna, inzuppato con succo di arance rosse, stavolta farcito con marmellata di arance e, in aggiunta, crema pasticcera. Non sia mai che fosse troppo asciutto.

E qui le cose hanno iniziato a complicarsi, perché così farcito non puoi mangiarne chissà quanto e soprattutto non puoi mangiarlo a colazione, pranzo, merenda e cena, senza rischiare di diventare tu stesso un pan di spagna con le gambe. Anche se, personalmente, non mi sono sottratta neanche a questa sfida.

Il terzo pan di spagna, sempre mezza teglia, è arrivato domenica scorsa. Io e mio marito siamo andati in campagna a sistemare e controllare un paio di cose e siamo poi passati da mia zia per un saluto.

Il pan di spagna ci ha salutati dal forno, ha detto che aveva sentito parlare di noi dagli altri pan di spagna (anche con un po’ di preoccupazione, perché “sono usciti di casa e non sono più tornati”) e che gli ricordavo una sua lontana parente, ma con le gambe.

Zia ha esordito dicendo che era per babbo, ma dato che doveva finire di cuocerlo e poi farcirlo, l’avrebbe mandato sempre tramite mia cugina l’indomani. Invece, nel frattempo mio padre l’ha chiamata e le ha chiesto espressamente di non farcirlo.

Non so se perché l’ultimo ripieno non l’ha convinto molto o se perché babbo voleva farcirlo come diceva lui, cioè con uno strato alto due dita di nutella. Ad ogni modo, il pan di spagna è venuto a casa con me quella sera stessa.

Il quarto pan di spagna è arrivato ieri. Mio padre, che finalmente può fare le scale e uscire di casa, ha annunciato alla sorella che sarebbe passato in campagna per il tè e lei non si è fatta cogliere impreparata: sono tornati qui a casa con un pan di spagna intero 😅

Non è che, per caso, ne gradite anche voi una fetta?


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Commenti

3 risposte a “Pan di spagna”

  1. Avatar Andrea
    Andrea

    Solo una fetta??? Non una teglia?!?!? 🤣🤣🤣

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    1. Avatar LaValentain

      No, che poi finisce 🤣

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  2. Avatar Lorena Auzzas
    Lorena Auzzas

    mi hai fatto venire voglia di dolce!

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