Scrivi, scrivi, scrivi

Ricordo che, da piccola, ho avuto vari diari segreti. Tutti carini, con quel lucchettino minuscolo che mi dava l’idea di essere inviolabile e di poter tenere i miei pensieri al sicuro.

Non ricordo assolutamente cosa ci ho scritto, in quei diari, che pensieri potessi avere a quell’età. Di sicuro, ricordo che mi piaceva (e tutt’ora preferisco) scrivere a mano, possibilmente in corsivo. Le tastiere di pc e smartphone non le trovo molto stimolanti: hai già le lettere davanti agli occhi, muovi tutte le dita contemporaneamente… A meno che tu non sia mio padre, che digita tutto con un unico ditone, centrando più lettere in un colpo solo e infatti ci mette un’eternità a rispondere a un messaggio su WhatsApp: svariati minuti di “sta scrivendo…” per poi ricevere solo un “ok”, se va bene. Se va male, l’emoji del pollice in su.

Un po’ meno segreto era il quaderno che io e alcune compagne di classe ci scambiavamo alle superiori: un comunissimo quadernino, rinominato con originalità “Il Quadernino”, che veniva a casa a fine giornata con una di noi, a turno. Eravamo almeno sei o sette, in certi periodi anche di più. Se vogliamo, era una specie di gruppo WhatsApp di altri tempi, anche se i messaggi non arrivavano di certo in tempo reale. Anzi, ricordo che qualcuna di noi teneva quel benedetto quadernino anche più giorni e ricordo anche che ogni volta speravo fosse perché avevano molto da scrivere, così io avevo molto da leggere. Con alcune era così, con altre leggevo solo una paginetta scarsa. Ma ci sta, ognuno ha i suoi modi e i suoi tempi per raccontarsi.

Dell’università, ricordo benissimo la marea di appunti presi a mano, penso di averne ancora qualche tonnellata a casa dei miei. Quaderni, fogli protocollo, fogli bianchi, fogli singoli con i buchi laterali per i quaderni con gli anelli. Quintali di penne consumate, di ogni colore. Tuttora, se seguo qualche corso, non vedo l’ora di usare carta e penna. Sono ancora analogica dentro.

A oggi non ho molte altre occasioni per scrivere a mano, se non la lista della spesa (e capirai il guizzo artistico manuale di scrivere pane, pasta corta o carta igienica) e qualche modulo da compilare per… Che so, l’anagrafe, per il rinnovo della carta d’identità. O quando il modulo dovrebbe compilarlo mio marito, ma viene da me con la penna già stappata dicendomi “compilalo tu che hai una scrittura più bella”. Un complimento che apprezzo ogni volta.

E poi arriviamo a questo blog.

Non che avessi particolari velleità di scrittrice, diciamo che è nato per curiosità, per capire meglio come funziona WordPress. E ok, il blog è online, ma io ho ancora parecchie incognite sul suo funzionamento.

Mi sono accorta, però, che con tutto il patatrac familiare di febbraio, avevo voglia di scrivere qualcosa anche per distrarmi. Per ricordarmi di avere altro da fare nella mia quotidianità che non ruotasse solo attorno alle emergenze della mia famiglia, per mantenere qualcosa di mio, uno spazio da dedicarmi durante la giornata o quando mi va.

E avere questo spazio, mi ha aiutata anche a osservare meglio e in modo diverso quello che mi accade intorno, a notare certe cose, a soffermarmi su altre, a mettere ordine anche nella mia testa.

Ieri, una delle mie tre Comari mi ha detto che è contenta di poter leggere il mio blog, perché sono molto riservata e non mi racconto molto spesso. E lo dice proprio lei, che mi conosce da più di vent’anni. Ha tirato in ballo addirittura la segretezza del KGB, parliamone.

Vabbè. Diciamo che un po’ è vero, sono riservata. Solo un po’ però.

Se no, non sarei qui a scrivere adesso… No?


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Commenti

3 risposte a “Scrivi, scrivi, scrivi”

    1. Avatar LaValentain

      Ciao Alice, ho appena letto!!! Mi sa che hai proprio ragione! 😀 Ma poi che meraviglia è scoprire di avere qualcosa in comune con qualcuno che non si conosce? 😉

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      1. Avatar alicespiga82

        Io mi sorprendo sempre. Abitiamo in città diverse, veniamo da famiglie diverse e abbiamo famiglie diverse, eppure qualcosa che ci accomuna alla fine ci fa incontrare. Lo trovo molto bello. ♥

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