
Nel giorno del nostro quinto anniversario di matrimonio, ho deciso di raccontare, per chi c’era e per chi non c’era, alcuni retroscena di quella giornata.
Per darvi un’idea del delirio dell’organizzazione, andrò in ordine di orario.
Ore 7: 00 – Buongiorno. Dopo aver dormito, stranamente, tutta la notte, mi sono alzata e ho fatto colazione, ben sapendo che quello sarebbe stato il mio unico pasto fino all’arrivo al ristorante. Ho davvero sperato che il solito caffelatte con biscotti mi bastasse.
Chiaramente, la prima a entrare in doccia sono stata io, colei che avrebbe dovuto affrontare la preparazione più lunga: con i capelli bagnati, dovevo aspettare la parrucchiera per trucco e parrucco, e solo dopo avrei potuto indossare il vestito.
Ore 8:00 – L’idraulico. Anche gli altri della casa, a turno, sono andati in doccia. Tutti avevamo riscontrato problemi di acqua calda/fredda a tratti. Alla spa, il getto caldo/freddo alternato ve lo spacciano come tonificante, ma quando avete lo shampoo in testa, che vi cola poi sugli occhi, non viene proprio benissimo apprezzarlo. Ancora meno, in situazioni di tensione.
Mi ricordo di aver guardato verso il corridoio e di aver visto Babbo, vestito di tutto punto: gli mancavano solo la giacca, la cravatta e le scarpe. In compenso, stava portando in giro il soffione della doccia che aveva appena smontato, per cercare di capire come mai stesse funzionando male.
Ho fatto finta di non vederlo e ho continuato a guardare fuori dalla finestra per vedere se la parrucchiera, per caso, fosse arrivata sotto casa.
Ore 9:00 passate – I preparativi. La parrucchiera è arrivata in ritardo, ma è arrivata. Con mio sollievo, ha iniziato subito ad armeggiare con phon, spazzola e forcine, terminando l’impalcatura l’acconciatura con una spruzzata di lacca che sicuramente ha aperto un nuovo buco dell’ozono sopra casa mia.
Una volta finito anche con il trucco, è iniziata la vestizione del candeliere della sposa.
I miei parenti, nel frattempo, sono arrivati alla spicciolata: qualcuno ha aspettato fuori, qualcuno si è affacciato alla porta della stanza e sono certa che qualcun altro mi abbia visto le tette, mentre mi infilavo il vestito.
Tra risatine isteriche e nervosismo, c’è stato tempo anche per due lacrimucce di commozione, quando mi sono accorta che Mamma non riusciva ad abbottonare il vestito: non riusciva a centrare le minuscole asole perché lei per prima aveva gli occhi lucidi.
Ore 10: 30 – Lo sposo. Puntuali come un orologio svizzero, sono arrivati anche il mio futuro marito e i suoi parenti. Grande trambusto in casa, io non ero pronta: lui prima ha aspettato un po’ in salone, poi pensando che fossi scappata o che ci avessi ripensato, è venuto a cercarmi.
V: “Sei in anticipo!”
A: “No, ieri abbiamo detto 10:30 e sono le 10:30!”
V: “Ho capito, ma potevi anche tardare qualche minuto!”
A: “Ma se ieri abbiamo detto 1030!”
Sono passati cinque anni, ma se oggi riparliamo di quel momento, il dialogo non cambia di una virgola.
Ore 11:00/12:00 – La chiesa. Siamo arrivati in chiesa, ovviamente puntualissimi.
Mentre tutti entravano, io sono rimasta fuori con Babbo:
V: “Entriamo?”
B: “Aspetta…”
V: “Dai, possiamo entrare!”
B: “Aspettaaa, devono entrare tutti prima…E cammina piano!”
Tutti erano già ai loro posti. Mentre camminavo, li guardavo, ma in realtà mi sono resa conto di non capirci più niente: di alcuni ricordo lo sguardo e il sorriso, di altri mi chiedevo se erano parenti o amici. La cerimonia è andata via tranquilla, sono anche rimasta molto colpita da me stessa per non aver pianto in un qualsiasi momento, non è da me***.
Ore 13:00 – Il ristorante. Siamo risaliti tutti in macchina per andare verso il ristorante, noi due con un asciuttone una sete che neanche se stessimo arrivando dal deserto. Non avevamo pensato di portarci una bottiglietta d’acqua o di lasciarne una in macchina. Pazienza.
Meno male che appena arrivati al ristorante, dopo i saluti, ci hanno subito messo in mano due bicchieri con l’aperitivo. Glu! Manco visto.
Travolti dagli auguri di tutti, dopo due minuti, avevo già perso il conto delle guance baciate. Ho ammirato svariati vassoi di antipasti, ma presa dai saluti, sono riuscita a beccare solamente un cono di fritti. Pranzo ottimo, cori abbondanti, brindisi pure, sembravano tutti contenti e anche noi lo eravamo.
Cosa ci ricordiamo bene? Noi, la fregola.
Cosa si ricordano bene gli invitati? Molti dicono il vino.
Ore 17:00 – Il momento delle foto per l’album. Ma prima ho dovuto farmi restituire il bouquet: appena arrivata me l’hanno sequestrato e messo in frigorifero (giuro, non scherzo: “così non appassisce per le foto” cit.).
Abbiamo passeggiato per il giardino del ristorante, in cerca di scorci, luci, fiori, colori, con i fotografi che ci riempivano di complimenti su quanto fossimo belli e innamorati. Ma quanto ci siamo sentiti in imbarazzo lo sappiamo solo noi (e adesso anche voi).
Ore 18:00 – Il taglio della torta! Siiiii, finalmente! Mi è rimasto giusto uno spazietto… non è vero! Però era buonissima! Abbiamo fatto altre foto più informali con gli invitati: tutti più rilassati, a pancia piena, più o meno brilli (anzi, “dignitosamente brilli” sempre cit.).
Ore 19:00 – Ora di ballare: ovviamente, i primi a iniziare siamo stati noi, con la nostra canzone, Yellow dei Coldplay. Gli invitati, o almeno quelli che sono riusciti a sopportare il momento un po’ stucchevole, ci hanno accerchiati e hanno iniziato anche loro a ballare con noi. E qui è arrivato il bello, la parte clou della festa: lo spogliarello dello sposo.
Certe tradizioni non le puoi evitare e quindi: via la giacca, la cintura, la camicia, la maglietta, qualcuno ha provato a slacciargli anche i pantaloni, ma A. non era ancora così brillo (furbo lui!) e lo spogliarello è finito lì.
(Scoprirò poi da un video che lì in mezzo c’era anche Babbo e che gli ha urlato un paio di volte “Nudo, nudo!”)
Ore 22:00 – I saluti. Gli invitati hanno iniziato ad andare via e ed è partita la corsa alla consegna delle bomboniere, alternata sempre a qualche ballo e a qualche tappa sia al bar, sia al banchetto di rinforzo, per una pizzetta o un dolcino.
Ballare fa venire fame. Anche bere fa venire fame.
Ore 24:00 passate – In stanza. Le scarpe le avevo già cambiate prima di iniziare a ballare, ma avevo comunque i piedi distrutti. Mentre A., entrato in doccia, in dieci minuti ha fatto tutto, io ho iniziato pazientemente a togliermi le forcine dalla testa.
Ne ho contato almeno una cinquantina, ovunque infilassi le dita ne sentivo una, non finivano più. Un po’ come i bottoncini minuscoli del vestito. Mi sono ritrovata grano e petali anche nell’ombelico. Entrata in doccia, finalmente, mi sono rilassata anche io.
Che giornata intensa e meravigliosa.
*** Non stupitevi se non ho pianto in chiesa. Ho pianto tutte le mie lacrime due sere prima del matrimonio, dopo aver portato i menù stampati al ristorante. Ok, non ho pianto esattamente per quello, sebbene sia stato un momento emozionante. Ma evidentemente ho raggiunto il massimo della tensione e sono crollata.
Non riuscivo a smettere, forse ho pianto un’ora buona, non me lo ricordo con esattezza. Ma, oh, almeno in chiesa non ho pianto e ho letto bene!
Una delle mie zie, infatti, mi ha fatto anche i complimenti per la voce squillante e decisa.
E adesso, se mi conoscete, potete tirare a indovinare quale zia.
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